
Una cosa che a Grado si imparava già in giovane età era il nome dei venti. In una comunità costituita in forte numero da pescatori, essi rappresentavano un comune soggetto di conversazione e la loro conoscenza era una salvaguardia per la vita di chi doveva affrontare il mare.
Da bambina vedevo spesso dei pescatori che, prima di avviarsi al porto, andavano sulla costa a scrutare il mare e, da come si muovevano le onde, decidevano se potevano prendere il largo o meno.
Poi si sentivano i commenti tra le calli: "Xe bora", "Xe siroco", e via dicendo in un ampio vocabolario dialettale che dava un nome a ogni vento o variante di forza dello stesso o eventi climatici ad essi associati.
Si incominciava in questo modo a prendere dimestichezza con la rosa dei venti in un tempo in cui a bordo non c'erano strumenti sofisticati, ma solo l'esperienza di una vita in mare.

Certo è che questa zona, così aperta, è un punto d'incrocio delle correnti d'aria e mi piace definire i suoi abitanti "figli dei venti" e come tali soggetti a moti dello spirito. C'è magia nei luoghi dove i venti si incrociano e spargono la loro energia. Basta fare un giro in laguna in una giornata di bora per sentirsi riempire da questa forza vitale, ben inteso non quando soffia a 130 Km/h. che allora è meglio non avventurarsi fuori!Comunque è vero che la gente di qui ha una certa facilità a sintonizzarsi con i mondi sottili e non è raro che in qualche misura si sviluppi il dono della vista, a volte tanto semplicemente quanto il prenderne coscienza. E magici sono anche i versi di Biagio Marin che seguono:
L'ANEMA MIAL'ánema mia xe solo un bel paese,un golfo biavo e le montagne in giro;e sora i munti sventola un pavesede nuòli ariusi in tepido respiro.Passa pel sangue réfuli de vento,mola 'l siroco e sufia garbinasso;duto 'l gno sangue 'l sa de marinasso,d'áleghe verde su restìe d'arzento.Se 'l vento tra le cane d'un paoletofis-ciota canti piculi d'amor,riùssa 'l cuor, el se dormensa quietocomò 'na fantulina apena in fior. Biagio MarinTraduzione:
L'ANIMA MIA
L'anima mia è solo un bel paese, - un golfo bianco e le montagne intorno; - e sopra i monti sventola un pavese - di nuvole ariose in tiepido respiro.
Passan nel sangue soffi di vento, - molla lo scirocco e soffia il libeccio; - tutto il mio sangue odora di mare, - d'alghe verdi su onde d'argento.
Se il vento tra le canne di un "pauleto" (*) - fischietta canti piccoli d'amore, - ridacchia il cuore, si addormenta quieto - come una bambina appena in fiore.
(*) zona della laguna con isolotti e canaletti sulle quali crescono canne palustri
ME SON VISSUOMe son vissúofavelando co' i nuòli,barche lontan dai molisu l'urizonte de velúo.E son vissúo sognandoisole e radede là del mar più grando,el mare sensa strade.Cussí son arivàoai cunfini del mondo,de là del mar profondosempre solo sognào. Biagio Marin, A le fose (1984)
Traduzione:IO SONO VISSUTO
Io sono vissuto - parlando con le nuvole, - barche lontane dai moli - sull'orizzonte di velluto.
E sono vissuto sognando - d'isole e di rade - al di la' del mare piu' grande, -il mare senza strade.
Cosi sono arrivato - ai confini del mondo - al di la' del mar profondo - sempre solo sognato.